Immagina di essere un bambino. Improvvisamente stai male e ti ricoverano in ospedale. Il mondo intorno a te cambia. Non hai più i tuoi riferimenti, il tuo letto, i tuoi giochi, i tuoi amici attorno. Cominciano a toccarti e a inserirti aghi e strumenti, scopri il tuo corpo come mai ti era capitato prima. Di volta in volta senti dolore, hai paura, o sei arrabbiato, oppure annoiato.

Poi un giorno arriva un volontario ABIO con il suo camice azzurro e la maglietta con l’orsacchiotto. “Siamo quelli che giocano”, ti dice. Parla con te e con la mamma e porta un sorriso nella tua camera. Inizia così il rapporto fra famiglie e volontari, per cercare di alleggerire le ore passate in ospedale e rendere meno traumatica l’esperienza del ricovero.

L’obiettivo è tornare alla normalità, e spesso questo passa attraverso la faticosa ripresa dei pasti regolari, o muovendo i primi passi dopo un intervento, o dimenticando per un po’ la nausea e il malessere pur di giocare con il compagno di stanza. Noi siamo lì per questo.

In ospedale ci sono molte cose che potrebbero intralciare il gioco e l’incontro con altri bambini: spesso sul comodino i giochi devono contendersi lo spazio fra medicine, tubicini, siringhe, valvole, aerosol e infusori. A volte i ragazzi si sentono in imbarazzo: per essere in pigiama, in ciabatte o spettinati, o per farsi vedere su una sedia a rotelle. A volte la paura si mette di traverso: paura di alzarsi dal letto, di affrontare una camminata in corridoio o di sentire dolore.

Ma l’energia dei bambini e dei ragazzi è grandissima. La loro voglia di giocare e tornare alla normalità può vincere su tutto. Il compito del volontario ABIO è quello di favorire il risveglio di questa energia. Accogliendo con rispetto i dubbi e le paure. Giocando, per esserci.

Con un po’ di fantasia, la presenza discreta, il gioco e l’ascolto, affrontiamo tutto questo cercando di portare un po’ di normalità in reparto: quello che è strano diventa normale, e infine speciale. Il saturimetro diventa il dito rosso di ET caduto in un mondo che non gli appartiene, e presto tornerà a casa. L’aerosol, diventa la maschera di un pilota, e il letto diventa un castello che ti protegge. Piano piano introduciamo un nuovo punto di vista. I bambini vedono cose che gli altri non vedono più. E’ per questo che per essere alla loro altezza, i volontari ABIO studiano, si preparano e si esercitano ogni giorno; ed ogni giorno vanno dai bambini in corsia.

Sostenere ABIO, significa sostenere il mondo che i bambini vedono ancora, per accompagnarli al meglio durante la degenza e tentare di costruire una relazione che nel tempo possa diventare per il bambino un bel ricordo, nonostante tutto.